Matteo De Longis

Sull’applicabilità dell’art. 6 § 2 – presunzione d’innocenza – al procedimento dinanzi la Corte dei Conti

Lo scopo e l’oggetto della Convenzione impongono, per costante insegnamento della Corte, che ciascuna delle sue disposizioni venga interpretata ed applicata in modo tale da rendere la tutela dei diritti in essa sanciti pratica ed effettiva.

La presunzione d’innocenza di cui all’art 6 § 2, allora, pur trovando il proprio campo d’applicazione tipico nel processo penale, sarebbe di fatto soltanto teorica ed illusoria se lo Stato non fosse tenuto a rispettarla anche nei procedimenti susseguenti e connessi a quello relativo all’accertamento della responsabilità penale.

Sulla base di questi principi, dunque, la Corte ha sviluppato la propria giurisprudenza sulla c.d. “seconda dimensione” del diritto sancito al § 2 art. 6 CEDU, tratteggiandone i limiti applicativi, per la prima volta, nel caso Minelli c. Svizzera (n. 8660/79, 25.03.1983).

Contorni operativi che, a distanza di qualche decennio, saranno poi confermati e specificati in un’altra sentenza:

“the presumption of innocence also has another aspect. Its general aim, in this second aspect, is to protect individuals who have been acquitted of a criminal charge, or in respect of whom criminal proceedings have been discontinued, from being treated by public officials and authorities as though they are in fact guilty of the offence charged. In these cases, the presumption of innocence has already operated, through the application at trial of the various requirements inherent in the procedural guarantee it affords, to prevent an unfair criminal conviction being imposed. Without protection to ensure respect for the acquittal or the discontinuation decision in any other proceedings, the fair trial guarantees of Article 6 § 2 could risk becoming theoretical and illusory.”

(Allen c. Regno Unito, [GC], n. 25424/09, 12.07.2013, § 94).

Questo secondo aspetto della presunzione d’innocenza, tuttavia, ancora in ossequio al principio di effettività – ma stavolta considerato alla luce delle ragioni della vittima del reato – non esclude di per sé l’eventualità che, anche in caso di proscioglimento, ed anche in relazione ai medesimi fatti, possano essere avviati ulteriori procedimenti per l’accertamento della responsabità civile per il risarcimento del danno:

“the Court considers that, while exoneration from criminal liability ought to stand in the compensation proceedings, it should not preclude the establishment of civil liability to pay compensation arising out of the same facts on the basis of a less strict burden of proof”

(Ringvold c. Norvegia, n. 34964/97, 11.02.2003, § 38).

In casi come questi, condizione per l’applicabilità della presunzione d’innocenza ai procedimenti relativi al risarcimento del danno alle vittime di reato è la riscontrata ricorrenza, alternativa e non cumulativa, di due ipotesi: che il procedimento per il risarcimento sia riconducibile ad una “nuova accusa in materia penale”, ovvero, che i due procedimenti siano collegati al punto tale da giustificare l’estensione della tutela prevista dall’art. 6 § 2.

Proprio a tal proposito, e con specifico riferimento ai procedimenti incardinati dinanzi le Sezioni Giurisdizionali della Corte dei Conti italiana, la Corte Europea – in applicazione dei c.d. criteri Engel per come ridefiniti nel caso Jussila c. Finlandia [GC], n. 73053/01, 23.11.2006 – ha ritenuto non ricorrente la prima delle condizioni dianzi accennate:

“la Cour considère que la procédure devant les sections régionale et centrale de la Cour des comptes ne portait pas sur une « accusation en matière pénale » dirigée contre le requérant au sens de l’article 6 de la Convention”

(Rigolio c. Italia (dec), n. 20148/09, 13.05.2014, § 38).

In relazione, invece, alla seconda condizione per l’applicabilità dell’art. 6 § 2 in casi siffatti, nella medesima pronuncia si è specificato che:

“chaque fois que, comme en l’espèce, la question de l’applicabilité de l’article 6 § 2 se pose dans le cadre d’une procédure ultérieure, le requérant doit démontrer l’existence d’un lien – tel que celui évoqué plus haut – entre la procédure pénale achevée et l’action subséquente. Pareil lien peut être présent, par exemple, lorsque l’action ultérieure nécessite l’examen de l’issue de la procédure pénale et, en particulier, lorsqu’elle oblige la juridiction concernée à analyser le jugement pénal, à se livrer à une étude ou à une évaluation des éléments de preuve versés au dossier pénal, à porter une appréciation sur la participation du requérant à l’un ou à l’ensemble des événements ayant conduit à l’inculpation, ou à formuler des commentaires sur les indications qui continuent de suggérer une éventuelle culpabilité de l’intéressé”

(ibidem, § 40).

Dirimente, dunque, sarà il livello di interconnessione soggettiva e oggettiva tra i due procedimenti, potendo poi concretarsi la violazione del diritto in parola – in caso di riscontro positivo del nesso accennato – anche in mere affermazioni di sospetto circa la responsabilità di carattere penale del soggetto coinvolto.

Da ultimo, occorre segnalare che affermazioni di tal guisa, rese in procedimenti connessi nel senso di cui innanzi, sarebbero in contrasto con l’art. 6 § 2 anche se contenute nella stessa sentenza di proscioglimento:

“In any case, the Court is not convinced by the Government’s principal argument, namely that a voicing of suspicions is acceptable under Article 6 § 2 if those suspicions have already been expressed in the reasons for the acquittal. The Court finds that this is an artificial interpretation of the Sekanina judgment, which would moreover not be in line with the general aim of the presumption of innocence which is to protect the accused against any judicial decision or other statements by State officials amounting to an assessment of the applicant’s guilt without him having previously been proved guilty according to law. The Court cannot but affirm the general rule stated in the Sekanina judgment that, following a final acquittal, even the voicing of suspicions regarding an accused’s innocence is no longer admissible. The Court, thus, considers that once an acquittal has become final – be it an acquittal giving the accused the benefit of the doubt in accordance with Article 6 § 2 – the voicing of any suspicions of guilt, including those expressed in the reasons for the acquittal, is incompatible with the presumption of innocence.”

(Asan Rushiti c. Austria, n. 28389/95, 21.03.2000, § 31).

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